Un gruppo di ricercatori della Tohoku University della Rhode Island Hospital e del Warren Alpert Medical School
hanno dimostrato come, la rimozione dal cervello del peptide beta amiloide, dipenda dalla vitamina D e dalle mutazioni a carico degli enzimi PS-1 e PS-2 coinvolti nella digestione della APP(Amiloid precusor protein ).
Le mutazioni trovate nei geni di queste proteine porterebbero ad una produzione preferenziale dell’amiloide 42(tossica) rispetto all’amiloide 40 (forma non neurotossica).

Esperimenti su animale hanno dimostrato come, iniezioni di vitamina D, possano migliorare la rimozione del peptide beta amiloide.
Infatti bassi livelli di vitamina D, sembrerebbero associati alla demenza e alla malattia di Alzheimer.
Ecco il commento del ricercatore giapponese Tetsuya Terasaki:
“La vitamina D sembra incrementare il trasporto del peptide beta amiloide attraverso la barriera ematoencefalica, regolando l’espressione della proteina attraverso il recettore per la vitamina D, e anche regolando la segnalazione cellulare attraverso il cammino MEK”.

I ricercatori del Rhode Island Hospital e del Warren Alpert Medical School, hanno scoperto che la concentrazione di LRP-1 e di P-gp, principali trasportatori delle placche amiloidi attraverso la BEE, aumenta con l’età determinando a loro volta l’aumento della rimozione delle placche.
Tuttavia Gerald Silverberg ha sottolineato che: “Sebbene l’aumentata produzione di proteine di trasporto attraverso la barriera sangue-FCS possa aiutare la rimozione del peptide beta amiloide dal cervello dei soggetti anziani, la loro produzione infine cessa. “Questo evento è una svolta per il declino cognitivo e per il rischio di insorgenza dell’Alzheimer”.

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