metodo stamina
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Metodo Stamina  (medmedicine.it)

 

Il Metodo stamina

Il metodo proposto dalla Stamina Foundation Onlus prevede che si proceda  alla conversione di cellule staminali mesenchimali in cellule del tipo neuronale, dopo una breve esposizione ad acido retanoico che è stato diluito in etanolo.

Detta terapia consiste quindi consecutivamente in:

  • prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti,
  • la loro manipolazione in vitro: incubazione delle cellule staminali per 2 ore in una soluzione 18 micromolare di acido retinoico)
  • e infine infusione nei pazienti stessi.

Essa appare rivolta alla sperimentazione per la cura di:  sindrome di Kennedy, paralisi cerebrale infantile e la Sclerosi laterale amiotrofica.

Il metodo Stamina è un trattamento ideato da Davide Vannoni, il quale nel I di Agosto del 2013 ne ha consegnato il protocollo presso l’Istituto superiore di Sanità. L’11 settembre 2013 il comitato scientifico istituito dal Ministro, ha steso un rapporto consultivo secondo cui il metodo non avrebbe nessuna consistenza scientifica, per cui non vi sarebbero le basi per giustificare la sperimentazione già autorizzara dal Parlamento.

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Le motivazioni di tale bocciatura sono attualmente al vaglio da parte del Ministero della Salute e delle commissioni parlamentari Affari sociali e Sanità di Camera e Senato al fine di decidere se procedere o meno con la sperimentazione

Il caso SMA

Tra le patologie che risultano avere come indicazione un trattamento con il metodo stamina non è stata compresa originariamente la SMA1 (l’Atrofia Muscolare Spinale, una patologia genetica che affligge il sistema nervoso periferico); a detta del Vannoni perché per le sue caratteristiche si mostrava poco incline a svelare eventuali benefici sperimentati dai pazienti fruitori della stessa. Ciononostante La SMA risulta, ad oggi, la patologia più trattata finora con il metodo stamina.

La Fondazione Stamina ha in un secondo tempo riconosciuto la patologia come passibile del trattamento, giudicando infine che la SMA 1 è l’unica malattia su cui siano disponibili «dati scientifici, con miglioramenti certificati e monitorati anche da medici esperti della patologia».

Il parere della comunità scientifica

Pro:

  •  Il 31 luglio 2013 la Regione Abruzzo, ed il 1º agosto la regione Sicilia, hanno individuato due strutture sanitarie per ciascuna regione, in cui è stato possibile autorizzare l’avvio del trattamento , in attesa del consenso da parte del Ministero della Salute .Il 1º agosto viene consegnato presso l’Istituto superiore di Sanità il protocollo del metodo Stamina per poter far partire la sperimentazione.
  • In favore della sperimentazione invece si schiera Camillo Ricordi, esperto in trapianti, con l’organizzazione The cure alliance.

e Contro:

  • Il prof. Umberto Veronesi sostiene che il caso “ripercorre il canovaccio delle vicende Bonifacio e Di Bella”, cioè di sperimentazioni avviate sotto la spinta “della piazza” piuttosto che da criteri scientifici.
  • L’11 luglio del 2013  la rivista scientifica ‘Nature’ pubblica un editoriale in cui invita il governo italiano a non portare avanti la sperimentazione, in quanto questa non è giustificata da alcuna ragione scientifica.

Editoriale

Preme innanzitutto ricordare come il ‘nuovo’ abbia sempre rappresentato per la comunità scientifica il luogo del disaccordo, sempre scissa, come essa è, fra conservatorismo ed innovazione.

La validazione di un metodo scientifico è un atto doveroso non solamente come giustificazione di un metodo ma anche come legittimazione di un suo utilizzo eticamente ponderato.

A fronte di una richiesta che parte dai pazienti stessi, rimane da chiedersi se sia da preferire il giudizio compassionevole del familiare o quello imparziale dello sperimentatore o se forse- come noi crediamo- debba prevalere il diritto dell’uno di scegliere e dell’altro di vigilare.

La burocrazia della forma non potrà prescindere da un’analisi attenta dei risultati clinici che la terapia sembra aver già promesso di poter consentire.

 

Bibliografia sintetica:

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Silvio Maddalena nasce a Campobasso il primo di Giugno del 1987; si diploma presso l'Istituto Liceo Classico M. Pagano, con il massimo dei voti. Studia e si forma presso l'Ateneo G. D'Annunzio Chieti-Pescara, da cui si laurea con lode nell'Ottobre del 2012, presentando una tesi in Neurologia ('Anomalie elettroencefalografiche nel Mild Cognitive Impairment: valore predittivo per lo sviluppo della Demenza a Corpi di Lewy'), sotto l'ala del chiarissimo Professore Marco Onofrj.