Gozzi cervicomediastinici – Definizione

aumento del volume della tiroide che oltrepassa il giugulo, ed entra nel mediastino, di 3 dita trasverse in condizioni di collo iperesteso. E’ anche noto come gozzo immerso.

Un gozzo cervicomediastinico anche se la parte cervicale è piccola e quella mediastinica è grande, riceve una vascolarizzazione normale (tiroidee superiore e inferiore); questo permette la diagnosi differenziale con l’ectopia tiroidea che è irrorata da vasi mediastinici.
Nei gozzi cervico-mediastinici l’incidenza di trovare un tumore è maggiore (7-8%).

Gozzi cervicomediastinici – Eziologia

molte volte i gozzi mediastinici sono il risultato di recidive (tiroidi asportate parzialmente in un pregresso intervento). Il problema in questo caso è che il campo operatorio non più vergine con maggior rischio operatorio!

 

Gozzi cervicomediastinici – Classificazione 

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1) Pre arteriosi (mediastino anteriore e superiore, avanti al piano vascolare: succlavia e arco dell’aorta), sono la maggioranza, 60-70% e sono distinti in:
– Mediali
– laterali
2) Retro arteriosi (si trovano dietro il piano vascolare): trachea, esofago (30%), e sono distinti in:
– Pretracheali: portano a compressione di esofago o dislocazione della trachea (più resistente alla compressione) con conseguente disfagia
– lateroviscerali
– incrociati (a sciarpa):es. il prolungamento sx di un gozzo cervicomediastinico, incontrando un piano di resistenza formato dai vasi arteriosi (arco aorta ecc) viene spinto verso il lato opposto (in questo caso dx). A seconda della topografia migratoria si dividono in PRETRACHEALI, INTERTRACHEOESOFAGEI e RETROESOFAGEI.

 

Fattori che favoriscono la discesa della tiroide:
anatomici:
• 3 fasce superficiali a livello cervicale; la media a livello dello sterno segue il piano vascolare per poi sdoppiarsi a livello del pericardio; su questo piano che poggia sui grossi piani mediastinici, trova una via di sfondamento la tiroide che tende ad ingrossarsi.
• Muscoli cervicali: più sono resistenti, più il gozzo tende a crescere verso il mediastino.

funzionali:
• Deglutizione
• flesso-estensione del collo
• cifosi
• gravità
• negatività endotoracica

 

Gozzi cervicomediastinici – Segni e sintomi

–          disturbi respiratori simulanti un attacco asmatico soprattutto dopo sforzo o decubito supino

–          in caso di emorragia intraparenchimale il repentino aumento di volume può portare a insufficienza respiratoria per compressione tracheale

–          disfonia da compressione del ricorrente

–          segni di ipertiroidismo (anche se la maggior parte dei gozzi sono freddi)

–          disfagia: sintomo più raro tipico dei gozzi posteriori

–          sindrome della vena cava superiore (molto rara)

Gozzi cervicomediastinici – Diagnosi

1) esame obiettivo: possiamo valutare la parte cervicale (non sempre ben evidente), sviluppo di circoli venosi collaterali (ipertesi e quindi più evidenti superficialmente)
2) Rx torace: mostra mediastino antero-superiore aumentato. (diagnosi differenziale con gli altri tumori del mediastino)
3) esofagogramma: esofago spostato in avanti (gozzo retro esofageo)
4) TAC cervico-mediastinica: evidenzia i rapporti di questa massa mediastinica con le altre strutture

 

Gozzi cervicomediastinici – Terapia

exeresi chirurgica: l’approccio chirurgico più frequente è la cervicotomia,ma nn bisogna escludere la sternotomia nei casi in cui il gozzo si trovi profondamente nel mediastino; Bisogna iniziare dal lobo più piccolo ,per guadagnare spazio, e fare la legatura dapprima del peduncolo vascolare superiore in modo da decongestionare il gozzo.
Si esegue uno studio pre-operatorio personalizzato al fine di analizzare la vascolarizzazione del gozzo e i suoi rapporti con le strutture adiacenti.

L’asportazione di un gozzo cervicomediastinico ha più finalità:
-risoluzione della sintomatologia da compressione
-trattamento di un’eventuale distiroidismo
-prevenzione del rischio di cancerizzazione
-prevenzione di un peggioramento dei sintomi per rapido aumento di dimensioni del gozzo (da emorragia intracapsulare)
-asportazione di neoplasia tiroidea, se già diagnosticata

Complicanze intraoperatorie:
-emorragie (in particolare per lacerazione dei tronchi brachiocefalici, vena giugulare interna, vena cava superiore)
-lacerazione tracheale o esofagea
-lesione ricorrenziale 8% (0 – 20%)
Complicanze postoperatorie:
-sanguinamento/ematoma mediastinico 3% (0 – 13%)
-insufficienza respiratoria secondaria a paralisi ricorrenziale o tracheomalacia o a patologie sottostanti (obesità, BPCO, cardiopatia) soprattutto nei casi con accesso combinato
-ipocalcemia da ipotiroidismo paratireoprivo ( per asportazione delle ghiandole paratiroidi)
-disfonia (da lesione ricorrenziale)
-infezione di ferita
-infezione di ferita sternale
-deiscenza di sternotomia con possibile mediastinite
-dolore persistente in sede di sternotomia
L’asportazione in toto della ghiandola tiroide, e il conseguente ipotiroismo chirurgico comporta l’assunzione a vita di una terapia ormonale sostitutiva.

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Nato il 16/07/1987 a Terlizzi (BA). Maturità scientifica conseguita nel 2006 presso il Liceo Scientifico O. Tedone - Ruvo di Puglia (BA) con voti 100/100. Laureato con lode in Medicina e Chirurgia nel 2012, presso l'Università degli Studi 'G. d'Annunzio' di Chieti-Pescara, discutendo la tesi in oftalmologia con titolo 'STUDIO IN MICROSCOPIA CONFOCALE IN VIVO DELLE GHIANDOLE DI MEIBOMIO NEL GLAUCOMA' con relatore, Prof. Leonardo Mastropasqua. Corsista di Medicina Generale in Puglia da dicembre 2013 ad agosto 2015. Attualmente Specializzando in Oftalmologia presso l'Azienda Consorziale del Policlinico di Bari.