A cura di Francesco Serafini

Studente di Medicina e chirurgia presso l’università degli studi ‘G. d’Annunzio’ di Chieti – Pescara.


Definizione:
 La ionoforesi è una metodica utilizzata in fisiatria a scopo terapeutico in grado di consentire il trasporto nei tessuti dei principi attivi utilizzando come carrier un flusso di corrente elettrica continua; l’apparecchio svolge la funzione specifica di far penetrare attraverso la barriera cutanea le molecole contenute nel farmaco, così da concentrare i principi attivi farmacologici nella zona affetta dal quadro patologico senza interferire a livello sistemico (la molecola non arrivando nel torrente sanguigno non presenta rischi di effetti collaterali sistemici o controindicazioni).

 

Caratteristiche fisiche: L’apparecchio per l’applicazione di una elettroterapia è in grado di trasformare la corrente di rete in correnti dalle particolari caratteristiche con voltaggio e frequenza regolabili. Questi apparecchi sono dotati di:

– interruttore (apre e chiude il circuito)

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– timer

– milliamperometro (regolazione di intensità della corrente)

– circuito di uscita (composto da 2 fili conduttori collegati a 2 elettrodi, uno nero e uno rosso; il primo è il polo negativo, il secondo il polo positivo)

 

Preparazione alla seduta di ionoforesi:

– Detergere e sgrassare adeguatamente la cute dove saranno applicati gli elettrodi

– Diluire il medicamento

– Lavaggio delle spugne su cui sarà applicato il medicamento per eliminare gli ioni parassiti

– Imbibire le spugne pulite ed umide con il medicamento diluito e posizionarle in corrispondenza degli elettrodi; in questa fase le accortezze da avere sono principalmente 2:

– è necessario conoscere la polarità del farmaco usato per poterlo applicare al polo idoneo (negativo al polo negativo e positivo al polo positivo). Le sostanze anfotere possono essere posizionate indifferentemente all’uno o all’altro polo.

– la cute sulla quale si dispongono gli elettrodi e le spugne deve essere integra e priva di qualunque seppur minima lesione, poiché anche una piccolissima abrasione permetterebbe alla corrente di penetrare solo in quel punto e provocare un’ustione.

 

Seduta di ionoforesi: Il paziente verrà preventivamente avvertito della sensazione di formicolio diffuso che potrà percepire al momento dell’applicazione dello stimolo elettrico nella parte trattata; qualunque altro fastidio dovrà essere immediatamente comunicato all’operatore per evitare il cosiddetto effetto punta: è un fenomeno che si manifesta se l’elettrodo è stato mal posizionato e preme di più in un punto. Questo non consente una distribuzione uniforme della corrente concentrandola a quel livello con la possibilità della formazione di un’escara o di un’ustione.

Gli elettrodi possono essere posizionati in maniera trasversale oppure longitudinale, a seconda che si tratti di un’articolazione come quella del ginocchio (in tal caso gli elettrodi saranno posti uno medialmente e uno lateralmente così che la corrente attraversi l’articolazione) o di un arto intero (gli elettrodi saranno quindi posti uno all’estremità prossimale e l’altro a quella distale).

La durata della seduta è di almeno 25 minuti poiché nei primi 10 penetrano solamente ioni parassiti e soltanto dopo inizia la reale penetrazione del principio attivo farmacologico. La corrente va inoltre dosata con gradualità fino a raggiungere un’intensità pari a 0,2 mA. Il ciclo di ionoforesi è compreso tra le 10 e le 15 sedute con cadenza giornaliera.

 

Indicazioni alla ionoforesi: patologie con componente sia algica che infiammatoria che interessano le articolazioni della spalla, del ginocchio, dei polsi, ma anche le piccole articolazioni delle mani. Giovamento lo si ottiene in parte anche in alcuni casi di lombalgia.

 

Controindicazioni alla ionoforesi: lesioni cutanee, pace-maker, mezzi di sintesi metallici, ipoestesie cutanee, epilessia.

 

Nuove metodiche: Negli anni è stata dimostrata la scarsa efficienza di questa metodica nel trasporto transdermico e nella distribuzione del principio attivo per lo più in zone superficiali. Un miglioramento in tal senso è rappresentato dalla iontoforesi in cui lo stimolo della cute con una corrente elettrica diretta e di moderata intensità può rendere l’epidermide permeabile a molte altre sostanze, in particolare alle proteine, al punto che queste riescono a raggiungere i vasi sanguigni del derma.

La crioionoforesi, sebbene recente, è stata una metodica poco diffusa poiché utilizzando una soluzione congelata per la diffusione transdermica permetteva una notevole dispersione superficiale del farmaco.

La idroelettroforesi, invece, utilizza una soluzione idrica cui viene applicata una corrente elettrica pulsata per il trasporto transcutaneo; le molecole attive sono disperse in gel di agarosio cui è aggiunto un elemento potenziatore della mobilità elettroforetica. Questo fa si che il principio attivo venga fatto permeare non come ione (principio base della ionoforesi) ma sotto forma di molecola (rispettandone l’integrità e non dissociandola).