A cura della dottoressa Valeria Ippoliti

Laureata con lode in Odontoiatria presso l’Università degli studi ‘G. d’Annunzio’ di Chieti – Pescara.

INTRODUZIONE

Il cattivo odore corporeo rappresenta uno dei tabù della nostra società. Le condizioni associate agli odori corporei sono la bromidrosi, la secrezione di sudore nauseabondo, un tipo di odore corporeo noto come osmidrosi o cachidrosi, la flatulenza e l’alito cattivo. Molti termini quali alito maleodorante, alito cattivo, fetor ex ore, fetor oris e alitosi vengono usati per definire gli odori fortemente sgradevoli esalati con la respirazione. Il termine tecnico alitosi deriva dal latino “halitus”, alito o respiro, e dal greco “osis”, malato o anomalo.

EPIDEMIOLOGIA

Non sono ad oggi disponibili dati definitivi di prevalenza dell’alitosi, soprattutto in relazione alla difficoltà della valutazione obiettiva della presenza del disturbo. Se l’esperienza quotidiana personale tuttavia consentisse di esprimere un giudizio, potremmo affermare che l’alito cattivo, come manifestazione transitoria o permanente, è una condizione frequente. E’ stato stimato che ne soffra una percentuale della popolazione che varia dal 20 al 40%.

CLASSIFICAZIONE

– ALITOSI TRANSITORIA O FISIOLOGICA: L’alito cattivo è presente solo in alcuni momenti della giornata, responsivo all’igiene orale in maniera immediata. Non è possibile associare una patologia specifica come causa del cattivo odore. Esempi concreti possono essere l’alito mattutino, così come l’alitosi che si sviluppa quando si discute per molto tempo: situazioni che condividono la stessa eziologia, cioè la secchezza orale, fattore decisivo per l’instaurarsi del cattivo odore. Alitosi associata ad alimenti, tabacco o alcolici, correlata a prolungati periodi di digiuno.

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– ALITOSI IMMAGINARIA O ALITOFOBIA: è una condizione su base psicopatologica in cui il paziente lamenta la presenza persistente di cattivo odore dell’alito, che non è invece oggettivamente rilevata né riferita da altri. Tipicamente, i pazienti affetti considerano inutili ed infruttuosi i trattamenti rivolti alla correzione dell’alitosi tramite l’adozione delle opportune misure di igiene orale e spesso si rivolgono a diversi specialisti sottoponendosi a numerose indagini cliniche. Il trattamento di questi pazienti è complesso e necessita di valutazione e intervento dello psicologo o dello specialista psichiatra. Comunque mai consigliare al paziente l’uso di prodotti antialitosi altrimenti penserà che il terapista abbia finalmente trovato riscontri.

– ALITOSI PATOLOGICA distinta a sua volta in:

Alitosi intraorale (90%) associata a malattie e condizioni del cavo orale quali:

a) Gengivite
b) Parodontite
c) Patina linguale
d) protesi rimovibili non correttamente pulite
e) restauri incongrui
f) xerostomia
g) infezioni orali
h) residui di cibo
i) tonsilliti e tonsilloliti

Alitosi extraorale (10%) non correlata al cavo orale ma associata ad:
a) Assunzione cibi alitogeni come cipolla, aglio..
b) Abitudini viziate (fumo, alcool..)
c) Farmaci (disulfiram, dimetilsuffossido, cisteamina)
d) Disturbi metabolici (insufficienza epatica, cheto acidosi diabetica, cirrosi, insufficienza renale, ernia iatale, tasca esofagea)
e) Patologie delle vie respiratorie superiori (sinusite cronica, ostruzione nasale, ascesso rinofaringeo, carcinoma del laringe) ed inferiori( bronchite, bronchiettasia, ascesso polmonare, carcinoma polmonare)

PATOGENESI ALITOSI INTRAORALE

È associata alla presenza nel cavo orale di:

– Composti solforati volatili (VSC): provengono dalla degradazione batterica di amminoacidi a contenuto di zolfo( metionina, cisteina, cistina). Si ritiene che i batteri gram – , facenti parte soprattutto dei complessi arancione e rosso di Socransky, e batteri proteolitici svolgano un ruolo essenziale nella formazione dei VSC i cui composti principali sono:

a) metilmercaptano
b) l’idrogeno solforato
c) dimetilsolfuro
d) ammoniaca
e) dimetilammina
f) trimetilammina

– Diamine: derivanti dalla decomposizione dei residui di cibo. Ricordiamo la putrescina proveniente dalla decarbossilazione dell’arginina e la cadaverina prodotta dalla decarbossilazione della lisina

DIAGNOSI

1) ANAMNESI bisogna valutare:
– frequenza con cui si verifica l’alitosi ad esempio in alcuni pazienti è presente solo in pochi periodi o giorni , in questi casi potrebbe essere connessa solo all’assunzione di alcuni cibi o farmaci.
– momenti della giornata in cui compare: es dopo i pasti àernia iatale, reflusso gastroesofageo
– farmaci che il paziente assume
– xerostomia
– patologie sistemiche
– patologie del cavo orale

2) ESAME CLINICO ORALE valutare:
– livello di igiene orale domiciliare;
– status parodontale;
– fattori locali di accumulo della placca batterica;
– ispezione e palpazione dei tessuti molli;
– presenza della patina linguale

3) TEST ORGANOLETTICI: si basano sulla percezione del cattivo odore del soggetto da parte di un esaminatore. Esistono diversi test applicabili, ma in tutti i casi l’esaminatore deve assegnare un valore al cattivo odore emesso dal paziente seguendo delle scale di misurazione che vanno da 0 a 5.

classificazione alitosi

 

I più comuni test organolettici sono:

  • County to twenty test: Valuta l’odore prodotto dall’aria espirata durante l’eloquio. Il paziente conta ad alta voce fino a venti. Il clinico rileva l’odore a 10 cm dalla bocca del paziente e annota il numero in corrispondenza di cui l’odore viene percepito.
  • Spoon test: Valuta l’odore prodotto dai biofilm del terzo posteriore del dorso della lingua. Viene strofinato un cucchiaino monouso sul dorso della lingua davanti al V linguale e dopo 5 secondi di incubazione viene valutato l’odore a 5 cm di distanza.
  • Wrick-lick test: Valuta l’odore generato dai biofilm del terzo anteriore della lingua. Il paziente lecca il proprio polso e dopo 5 secondi si procede a valutazione organolettica a 5 cm di distanza.
  • Floss test: Valuta l’odore prodotto dai microrganismi della placca dentogengivale. Viene utilizzato il filo interdentale negli spazi interprossimali posteriori e valutato l’odore dopo 5 secondi a 5 cm di distanza dal naso dell’esaminatore.

Il limite di tali test è data dalla valutazione soggettiva dell’alitosi da parte dei clinici.

 

4)    VALUTAZIONE STRUMENTALE DELL’ALITOSI tramite:

 ALITOMETRO: apparecchio elettronico capace di misurare le emissioni di zolfo contenute nell’aria espirata. Il dispositivo è estremamente sensibile ai VSC specialmente all’idrogeno solforato, meno al metimercaptano, non riesce a discriminare tra i due e non riconosce le diamine. Il paziente deve astenersi da assumere cibi alitogeni 72 ore prima ed astenersi dall’uso di alcool e colluttori 12 ore prima per evitare di avere falsi positivi.

Il test è piuttosto semplice:

–       Si chiede al paziente di rimanere a bocca chiusa per 5 minuti e di respirare col naso

–       Si inserisce una cannula, collegata all’alitometro, tra le labbra

–       Si fa espirare al paziente

L’alitometro calcolerà la concentrazione dei VSC in ppb, i valori normali oscillano tra 80-110 ppb, i valori che superano i 160 ppb sono considerati rappresentativi di un paziente con alitosi reale.

 

GASCROMATOGRAFIA: è il metodo più adatto a rilevare alitosi di origini diverse, permette di eseguire delle misurazioni digitali della concentrazione dei livelli dei tre principali VSC (idrogeno solforato, metilmercaptano,dimetilsolfuro) in un campione di aria espirata, producendo risultati visivi sottoforma di grafici.

L’esame consiste:

–       Nell’inserire una siringa di plastica al centro del cavo orale e chiedere al paziente di trattenerla con le labbra senza toccarla ne con la lingua ne con il palato;

–       Attendere un minuto, quindi tirare lo stantuffo, inserirlo di nuovo e tirarlo una seconda volta prima di estrarre la siringa dal cavo orale.

–       Inserire l’ago, dopo averlo asciugato, nel foro di iniezione del gascromatografo , all’apparecchio elaborerà il campione in circa 8 minuti.

GAS CROMATOGRAFIA-ALITOSI

 

 

Prima di realizzare le misurazioni organolettiche e di eseguire le misurazioni con alitometro o gascromatografo, bisogna ricordare al paziente di astenersi da:

–       assumere antibiotici nelle 8 settimane precedenti alla valutazione;

–       consumare cibi contenenti cipolla, aglio o spezie piccanti nelle 48 ore precedenti le misurazioni al tempo basale;

–       bere alcolici o fumare nelle 12 ore precedenti;

–       mangiare e bere nelle 8 ore precedenti (è permesso bere acqua fino a 3 ore prima degli esami)

–       adottare procedure di igiene orale, compreso lo spazzolamento dentale, interdentale e la pulizia della lingua ,nonché l’uso dei colluttori, la mattina dell’esame;

–       usare cosmetici profumati o lozioni dopo barba la mattina dell’esame.

TERAPIA

Dobbiamo distinguere:

–       Mascheramento: non si tratta di un vera e propria terapia quanto di un metodo che il paziente mette in atto per attenuare, anche solo per poche ore, l’alitosi. Tra i presidi per il mascheramento ricordiamo ad esempio colluttori allo zinco che sono in grado di formare dei complessi con VSC che precipitando si sentono meno, dentifrici con il bicarbonato, uso di chewingum  che, sia grazie al sapore gradevole sia alla stimolazione della salivazione, permettono di ridurre l’alitosi.

–       Terapia eziologica: è la vera terapia e consiste nell’eliminazione di tutti i fattori causali dell’alitosi e quindi eseguire

Il trattamento dei casi in cui viene ritenuta rilevante l’origine extraorale o sistemica dell’alitosi necessita dell’intervento dell’opportuno specialista. Le strategie terapeutiche disponibili per affrontare il problema dell’alitosi di origine orale sono fondate sui seguenti aspetti principali:

  • modifica degli stili di vita per l’eliminazione del contributo alitogeno delle sostanze voluttuarie;
  • correzione della dieta, se ricca di alimenti alitogeni; risulta utile anche evitare lunghi periodi di digiuno interprandiale;
  • adeguamento del regime di igiene orale, con l’adozione di schemi e manovre opportunamente mirate alla prevenzione dell’alitosi e appuntamenti periodici per il controllo dell’igiene e l’esecuzione dell’igiene orale professionale;
  • trattamento delle condizioni patologiche orali e dentoparodontali eventualmente presenti;
  • controllo chimico della placca batterica, con l’obiettivo di diminuire la presenza relativa delle specie alitogene, in particolare a livello delle aree rilevanti per la produzione di composti volatili solforati

 

…..CURIOSITA’……. L’alitosi è una condizione nota fin dall’epoca delle culture antiche. Il Talmund, una collezione di antiche scritture rabbiniche risalenti ad oltre duemila anni fa, afferma che l’alito cattivo costituisce una notevole menomazione. Il contratto di matrimonio (detto Kethuba) può essere legalmente rescisso nel caso in cui uno dei due partner  sia colpito da alitosi. Il tema è discusso anche nelle antiche scritture cinesi, greche, romane, proto cristiane ed islamiche. Ad esempio, la teologia islamica sottolinea l’importanza del Siwak o Miswak,un bastoncino ottenuto da una pianta detta Salvadora persica,usato per pulire i denti e la lingua. Prima degli anni Trenta del secolo scorso, gran parte dei riferimenti all’alitosi era essenzialmente di tipo aneddotico tramandate in letteratura, solo nel 1934 Fair e Wells elaborarono l’osmoscopio, strumento utilizzato per misurare l’intensità degli odori, che solo più tardi venne applicato per l’analisi dell’alito.

 

Bibliografia

Parodontologia clinica e implantologia orale di Jan Lindhe, Niklaus P. Lang, Thorkild Karring

https://www.unisalute.it/assicurazionemedica/pilloleAlitosi