Test di Rorschach

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Si tratta di un test psicologico proiettivo, ovvero uno strumento la cui finalità è quella di definire il profilo della personalità del paziente che vi si sottopone.

Forse Hermann Rorschach (Zurigo, 1884) psichiatra svizzero scomparso prematuramente nel 1922, non avrebbe mai immaginato che tale metodologia psicodiagnostica, elaborata a partire dagli esperimenti di Kleksografia (consistenti nel versare macchie di inchiostro in un foglio di carta per ripiegarlo poi in due ed ottenere una figura simmetrica) e soprattutto in piena indipendenza dai fondamenti della dottrina freudiana, sarebbe diventata uno dei reattivi psicologici più diffusi e utilizzati al mondo.

Dr. Hermann Rorschach
Dr. Hermann Rorschach

Il Test di Rorschach si avvale di dieci tavole coperte di macchie di inchiostro nere o policrome che il paziente deve interpretare. L’idea di base si fonda sull’utilizzo dell’interpretazione di disegni ambigui per valutare la personalità di un paziente (concetto che può essere addirittura ricondotto a Botticelli e a Leonardo Da Vinci). Con Rorschach si avrà un vero e proprio approccio sistematico, con la standardizzazione delle tavole.

Descrizione del Test di Rorschach

Il Test di Rorschach si compone di 10 tavole, consistenti in macchie d’inchiostro simmetriche e più precisamente:

  • 5 monocromatiche;
  • 2 bicolori;
  • 3 colorate;

La modalità di svolgimento è la seguente: le tavole vengono sottoposte al paziente una per volta, senza limiti di tempo, e il soggetto viene così invitato ad esprimere ciò che la tavola suddetta suscita nella sua mente. La valutazione del test è attendibile, nonostante esso non si basi su risposte giuste o sbagliate ma su una standardizzazione delle interpretazioni stesse che rende possibile delineare un profilo del paziente basato su:
-attitudini;
-personalità;
-identificazione di nodi irrisolti nell’esplorazione di dinamiche interpresonali.

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Soprattutto nell’ambito della sfera personale, possono essere indagate cifre riconducibili all’Intelligenza, all’Affettività, e alle capacità di Contatto Sociale.

Il contenuto del Test di Rorschach: il concetto di ‘Determinante’

Il contenuto si fonda sui seguenti aspetti: “umano”, “naturale”, “animale”, “astratto”, eccetera, oltre ad essere classificato per frequenza statistica.
Alcuni autori ritengono che, più di tutte le altre componenti del test, il contenuto può essere controllato e interpretato in maniera cosciente dal soggetto, e può scaturire dai fattori più disparati, il che rende difficoltosa la sua stessa utilizzazione. Il concetto di Determinante si basa su fattori che contribuiscono a far stabilire al soggetto la somiglianza tra la tavola e il contenuto identificativo; essi possono essere rappresentativi di alcune attitudini di base, chiarendo aspetti del modo in cui il soggetto percepisce il mondo.
Il sistema originale di Rorschach concepiva solo forma, colore e movimento come determinanti; attualmente, un’altra determinante basilare è considerata il chiaroscuro.
La forma è la determinante più comune, e presenta una connessione con i processi intellettuali; le risposte al colore forniscono spesso informazioni sulla vita emozionale. Il chiaroscuro e il movimento hanno storicamente avuto interpretazioni e definizioni ambigue.
Più di una determinante può contribuire alla formazione della percezione del soggetto, e la fusione di due determinanti viene registrata, pur tenendo in debito conto quale delle due ha fornito un contributo primario (ad esempio, “forma-colore” implica un controllo più raffinato degli impulsi rispetto a “colore-forma”). In effetti, è dalla relazione e dal bilanciamento tra determinanti che si può meglio interpretare la personalità del paziente.

Il Test di Rorschach in ambito clinico

Il senso delle tavole

  1. I, II, III = mobilizzazione di aggressività e angoscia;
  2. IV, V, VI, VII = relazioni edipiche e sessualità
  3. VIII, IX, X = inter-relazione

Tavola I

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Tavola I: l’immagine che il soggetto ha di se stesso.

Tavola II

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Tavola II: È la prima nella quale appare il ‘rosso’ e il colore può mobilizzare vissuti e sentimenti relazionati con l’aggressività e l’impulsività.

Tavola III

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Tavola III: “tavola della normalità” Se si dimostra una difficoltà a percepire la figura umana (o dei pupazzi) si può pensare alla patologia.

Tavola IV

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Tavola IV: La tavola viene per lo più riferita all’immagine paterna e suscita spesso reazioni di ansietà, angoscia, timore, minaccia, oppressione, persecuzione.

Tavola V

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Tavola V: T. Alcock sottolinea come la pregnanza formale verso un “oggetto alato” sia tale da poter dire che, se non viene percepita, siamo di fronte a disturbi nel rapporto con la realtà.

Tavola VI

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Tavola VI: lo stimolo percettivo chiaroscurale implica sensazioni tattili, corporali ed anche legate all’organo sessuale maschile.

Tavola VII

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Tavola VII: Questa è la tavola della Madre, riferita al legame madre-figlio/a.

Tavola VIII

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Tavola VIII: La presenza dei colori e della facile risposta comune (animali quadrupedi) permette di evidenziare la capacità di adattamento sociale ed affettivo, sostenute da meccanismi generali ed istintivi.

Tavola IX

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Tavola IX: Viene indicata come tavola della sublimazione; dell’insicurezza e della sicurezza affettive;della madre arcaica;del rendimento intellettivo per le difficoltà di elaborazioni G con una buona forma interpretativa globale;utile per la misurazione della frustrazione e per fare sorgere immagini legate alla nascita.

Tavola X

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Tavola X: Attiva l’analisi sulla relazione con il mondo esterno, con la vita reale, con lo ‘spazio vitale’. Dà un senso di familiarità per i numerosi oggetti riconoscibili e, di conseguenza, un certo grado di sicurezza sociale.

Metodologia e critica

In ambito clinico si sono affermate due tipologie metodologiche di applicazione del Test. La prima consiste nel metodo Passi-Tognazzo, molto diffuso in Italia, che si esplica in un versante interpretativo (ad orientamento psicodinamico) e in un indirizzo più strutturale di tipo statistico. La seconda metodica è l’Exner scoring system, ovvero un approccio che si propone di rendere sistematiche le valutazioni del Test tramite metodi statistici.
Tuttavia, non sono poche le critiche piovute sulla validità dei Test, considerati da alcune scuole di pensiero come una ‘pseudoscienza’. Si ricordi intanto che a somministrare il Test deve essere uno psicologo o uno specialista in Psichiatria che abbiano sostenuto un training consistente in una ulteriore specializzazione della durata di tre anni: il Rorschach dovrebbe essere sempre somministrato con perizia e consapevolezza da parte dell’operatore. Inoltre esso si basa su una descrizione istantanea della psiche del soggetto, relativa all’istante stesso in cui la singola tavola viene mostrata, e per questo secondo alcuni è intrinsecamente inattendibile.  Alcune indagini recenti hanno anche ipotizzato che le macchie non siano interamente casuali e che i pazienti tendano a dare interpretazioni sia delle parti aventi un senso, sia di quelle “insensate” del test stesso.

Curiosità

Il test è spesso utilizzato, unitamente ad altri reattivi, durante i procedimenti giudiziari nelle consulenze tecniche d’ufficio e di parte relative all’affidamento di minori figli di genitori in via di separazione o di divorzio. Nel 1945 lo psicologo Gustave Gilbert e lo psichiatra Douglas Kelley furono incaricati dalle autorità alleate di redigere dei profili psicologici degli imputati nazisti al processo di Norimberga. Nella fase di raccolta dei dati necessari alla redazione dei profili, Gilbert e Kelley effettuarono anche il test di Rorschach su 21 imputati, tra cui Herman Goering.

Bibliografia

  • Rorschach, H., Psicodiagnostica, Roma, Edizioni Kappa 1981;
  • Castellazzi V., Test di Rorschach. Manuale di siglatura e d’interpretazione psicoanalitica, Las Editrice 2010

 

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Laureata con lode e dottorato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Specializzata in estetica e filosofia della scienza. Laureata con lode in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Chieti.