Dislessia e Sindrome da Deficit Posturale: quale relazione e quale strategia terapeutica adottare?

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Dislessia: epidemiologia

La percentuale degli alunni che presentano i segni tipici della dislessia (e altre difficoltà legate agli apprendimenti scolastici) nella popolazione scolastica in Italia supera di poco l’1% (circa 90.030 alunni coinvolti), a fronte di una incidenza media che, secondo le indagini epidemiologiche, si attesterebbe fra il 3 e il 5% dell’intera popolazione.[1]

Questo è un dato complessivamente in linea con quelli di diversi paesi Occidentali (Regno Unito[38], Russia[39], India[40], America Latina[41]). Nel mondo arabo e in Giappone invece la prevalenza sembra sensibilmente più bassa: in Egitto è intorno all’1%[42], in Giappone inferiore al 2%[49-53]. Probabilmente è dovuto alle caratteristiche proprie della lingua araba e giapponese.

Dislessia: definizione

La classificazione ICD (International Classification of Diseases) stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) definisce così la dislessia:

Specific reading disorder

The main feature is a specific and significant impairment in the development of reading skills that is not solely accounted for by mental age, visual acuity problems, or inadequate schooling. Reading comprehension skill, reading word recognition, oral reading skill, and performance of tasks requiring reading may all be affected. Spelling difficulties are frequently associated with specific reading disorder and often remain into adolescence even after some progress in reading has been made. Specific developmental disorders of reading are commonly preceded by a history of disorders in speech or language development. Associated emotional and behavioural disturbances are common during the school age period.

“Backward reading”

Developmental dyslexia

Specific reading retardation

Excl.:

alexia NOS (R48.0)

dyslexia NOS (R48.0)

reading difficulties secondary to emotional disorders (F93.-)” [ICD-10 WHO – Chapter V – Mental and behavioural disorders (F00-F99) – Disorders of psychological development (F80-F89) – F81.0 Specific Reading Disorder].

Trad.: “Alterazione specifica e significativa dello sviluppo della capacità di lettura non giustificato esclusivamente dall’età mentale, da problemi di acuità visiva o da inadeguata scolarizzazione. La capacità di comprensione lessicale, il riconoscimento di parole, la capacità di lettura ad alta voce e l’esecuzione di compiti che richiedono il saper leggere possono risultare tutti deficitari.”

Dislessia: Eziologia

Per quasi un secolo, gli psicologi e i medici hanno cercato di comprendere i legami tra le difficoltà di lettura, scrittura e calcolo e lo sviluppo psicoaffettivo del bambino, lo sviluppo neurologico, ecc. La ricerca ha portato all’identificazione di: alterazioni microscopiche e/o macroscopiche nelle aree linguistiche[2], il coinvolgimento di alcuni geni su diversi cromosomi[3, 4] …. Ciononostante, allo stato attuale, disponiamo solo di ipotesi e teorie patogenetiche.

Un dato certo è che le anomalie neuroanatomiche primarie, che precedono la dislessia, non sono nell’area deputata alla lettura in sé, ma piuttosto nelle zone responsabili dell’elaborazione delle informazioni uditive e visive e funzioni principali esecutive. Le anomalie nell’area deputata alla lettura sono state osservate solo dopo che i bambini avessero imparato a leggere. Ciò significa che le anomalie anatomiche nelle aree deputate alla lettura sono una conseguenza e non la causa della dislessia, poiché i precursori neuroanatomici sono prevalentemente nelle aree delle cortecce sensoriali primarie.[62-63]

Dislessia e Sindrome da Deficit Posturale: quale relazione?

I primi ad ipotizzare una relazione tra la propriocezione e i disturbi di lettura sono stati Martins da Cunha, ma soprattutto Orlando Alves da Silva.[36, 37]

Da Cunhà nel 1979 descrisse per la prima volta i segni clinici della sindrome da deficit posturale (SDP), tra i quali evidenziamo la categoria dei segni cognitivi (tabella I). [12, 13]

Tabella I
SegniManifestazioni cliniche
DoloriMal di testa (cefalea), dolori retro-oculari, toracici o addominali, artralgie, mal di schiena
DisequilibriNausea, capogiro, vertigini, cadute inspiegabili
Segni oftalmologiciAstenopia, visione sfuocata/confusione, diplopia, pseudoscotomi direzionali
Segni di natura propriocettivaAsimmetrie, asomatognosia propriocettiva, errori di valutazione dell’immagine del corpo
ArticolariSindrome dell’articolazione temporomandibolare, torcicollo, lombalgie, periartriti, distorsioni
Neuro-muscolariParesi, alterazione del controllo motorio delle estremità
Neuro-vascolariParestesia degli arti, fenomeno di Raynaud
Cardio-circolatoriTachicardia, debolezza
RespiratoriDispnea, affaticamento
ORLAcufeni, pseudo-sordità
Psichici/cognitiviDislessia, disgrafia, agorafobia, alterazione della localizzazione spaziale

Dislessia e SDP: gli studi scientifici

Partendo da questi presupposti, sono state presentate una serie di pubblicazioni che sembrano confermare la correlazione tra la dislessia e la SDP.[10]

La relazione tra dislessia e SDP è stata confermata dallo studio condotto dal Dott. Quercia, presso l’Ospedale Universitario di Digione (in Francia), nel proprio reparto di Oftalmologia, che ha dimostrato, su un campione di 60 pazienti dislessici, che il 100% di essi presentava una sindrome da deficit posturale.[15] Ad aprile 2014 durante la 2° riunione scientifica della SOFTAL (Société Francophone des troubles du Langage et de l’Apprentissage), patrocinato dal Ministero della Sanità Francese, è stato pubblicato un poster in cui si metteva in evidenza la fortissima correlazione tra l’esistenza di un disturbo specifico dell’apprendimento e la sindrome da deficit posturale tramite la valutazione della presenza di un’eteroforia verticale labile.[16] Attualmente si ha la certezza che nei bambini dislessici l’integrazione dei segnali propriocettivi è alterata.[31-34, 57- 61]

Dislessia e SDP: trattamento propriocettivo

Il trattamento propriocettivo nel bambino dislessico, perfezionato dal Dott. Alfredo Marino, dal Dott. Patrick Quercia e dal Dott. Orlando Alves da Silva si basa su un inscindibile schema terapeutico:

  • Reintegrazioni dei riflessi posturali: i riflessi posturali si basano su circuiti sensorimotori che hanno la caratteristica di modificare il tono muscolare a seconda delle esigenze e di regolare correttamente la postura e il movimento.[65]
  • Prismi attivi: prismi di bassa potenza (max 3-4 diottrie prismatiche) che deviano leggermente la luce che cade sulla retina e cambiano così la percezione dello spazio visivo, soprattutto periferico. Essi provocano cambiamenti posturali immediati: per esempio, se il soggetto è in leggera torsione verso destra, un leggero movimento dell’immagine a sinistra conduce a diminuire questa torsione di ri-orientare la sua visione;

Diversi studi pubblicati già negli anni ’90 confermano che le modifiche indotte dai prismi nei bambini migliorano il test della figura complessa di Rey[21] e le prestazioni di lettura.[22, 23]

  • Plantari propriocettivi: sono composti da stimoli molto sottili (max 2-3 mm), posizionati in funzione della modifica tonica voluta. Essi sono diversi da quelli utilizzati nei plantari biomeccanici che agiscono invece a livello morfologico/strutturale, infatti agiscono a livello dei recettori plantari che sono molto sensibili alla pressione, modificando la propriocezione podalica e cambiando quindi la sensazione dell’appoggio a terra, portando una reazione posturale;[54]
  • Alph: microrilievi in materiale composito incollati sui denti. Possono essere installate e rimosse in modo semplice e indolore. Vista l’informazione trigeminale comune tra l’apparato oculomotore e orale, diventa importante il ruolo dell’ortodontista nel trattamento propriocettivo nei bambini dislessici. Agendo sul sistema trigeminale le Alph eliminano l’interferenza tra il sistema visivo e quello orale/dentale. La modifica della localizzazione spaziale è immediata.[24] Molto spesso si ritrovano nel bambino dislessico alterazioni della stereognosia orale con difficoltà a riconoscere la forma di un piccolo oggetto inserito in bocca o la difficoltà o impossibilità nella realizzazione e nella coordinazione dei movimenti volontari dell’apparato faringo-bucco-facciale (collocare la lingua o le labbra in determinate posizioni). Questa è conosciuta come disprassia orale.

Alph - propriocezione - dislessia - ortodonzia

  • Il mantenimento di posture corrette a lavoro o a scuola. Il loro ruolo è quello di “simmetrizzare” ​​il tono dei muscoli antigravitazionali per cambiare radicalmente l’informazione propriocettiva errata. È dimostrato infatti che l’ergonomia e la propriocezione influenzano le performance visive.[64]

Postura corretta dislessia

  • Trattamento delle interferenze sensoriali:
    • Da cicatrici[25]
    • Orali: protesi o restauri incongrui
    • Sonore[43]
    • Ipermetropia latente[55]
    • Esotropia accomodativa pura[56]
  • Esercizi propriocettivi, di respirazione diaframmatica e di riprogrammazione posturale.

Risultati

Il trattamento propriocettivo migliora in modo significativo la sintomatologia.[31-34]

Grazie agli studi condotti in Francia, dalla collaborazione tra il reparto di oftalmologia del CHU di Digione, l’Unità INSERM U1093 cognizione, azione e plasticità sensoromotoria dell’Università di Borgogna e il Centro di Investigazione Clinica della Facoltà di Medicina di Digione, i primi risultati scientifici nella valutazione del trattamento propriocettivo nei bambini dislessici sono stati promettenti: il trattamento propriocettivo può migliorare significativamente il test generale di velocità di lettura, leggendo le parole regolari e irregolari e le prove di decisione ortografica e di complessità grafemica (parole da completare). Sembrava tuttavia non ci fosse un miglioramento significativo che riguardasse l’insieme delle prove che misuravano la conoscenza fonologica.[26, 27] Il limite di questi studi iniziali era il follow-up a soli 6 mesi e che i deficit iniziali erano superiori a 45 mesi nel ritardo di lettura. Da un campione di 185 bambini dislessici e un monitoraggio più lungo (12 mesi) si è potuto apprezzare un calo del ritardo di lettura da 10 a 18 mesi. In particolare il miglioramento stimato per la velocità di riproduzione è del 114%. Oltre la velocità di lettura, i miglioramenti più significativi si sono verificati nella comprensione della lettura (88%), la concentrazione per il lavoro scolastico (87%) e la velocità per fare i compiti in classe (80%). Benessere e affaticamento generale sono migliorati rispettivamente del 60% e 52%. Il progresso è meno chiaro per la memoria, l’ascolto e i dolori muscolari. Al contrario, l’effetto sulla qualità percepita della scrittura è elevata (75%).[28, 29]

Al test dell’identificazione delle parole scritte (Le test de Timé3) i bambini dislessici trattati hanno avuto un miglioramento medio della velocità di lettura di 3,4 mesi ad un follow-up di appena 3,6 mesi.[30]

Considerazioni

Nata in Portogallo da osservazioni cliniche, la strategia terapeutica è sufficientemente precisa per offrire oggi una possibilità di trattamento efficace e priva di effetti collaterali per i bambini con dislessia. Il trattamento propriocettivo non è facile da intraprendere;  è fondamentale il coinvolgimento attivo dei genitori per mantenere viva la motivazione dei loro figli all’esecuzione quotidiana degli esercizi consigliati e al mantenimento delle corrette posture, a casa e a scuola.

Seguirà un percorso di rieducazione delle funzioni cognitive deficitarie attraverso un trattamento logopedico o neuropsicologico per agire sul ritardo ormai acquisito. I due trattamenti infatti, propriocettivo e neuropsicologico, non sono in alcun modo contrastanti ma da svolgere in parallelo. Come il Dott. Quercia ha dimostrato[28] grazie all’intervento sugli aspetti posturologici, la rieducazione neuropsicologica risulta maggiormente efficace con un’evoluzione più rapida delle funzioni deficitarie coinvolte.

Il trattamento propriocettivo si esplica grazie ad un lavoro interdisciplinare che si articola tra oftalmologo, ortodontista, podologo, ortottista, logopedista, ecc… proprio per i suoi effetti a cascata su diversi sistemi neurofisiologici. È una disciplina in continua evoluzione e in espansione ormai non solo all’interno di numerosi paesi europei, ma anche in Nord America.

Conclusioni

  • I bambini dislessici hanno una alterata integrazione delle informazioni sensoriali
  • La dislessia potrebbe essere considerata un “sintomo” di una disfunzione più vasta legata alla propriocezione
  • Il trattamento di una SDP migliora la sintomatologia della dislessia e i sintomi ad essa associati (sfera psico-affettiva…)
  • Il trattamento della SDP è multidisciplinare e richiede cooperazione tra diverse figure (oculista, odontoiatra, logopedista, ortottista, podologo, fisioterapista….)
  • Il trattamento propriocettivo non è in contrasto con nessuna delle ipotesi formulate sulle cause dello sviluppo della dislessia, ma è un mezzo per attivare delle funzioni cognitive a vantaggio dei trattamenti classici utilizzati

Autori

Dott. Simone Loiodice (ortottista), Dott.ssa Anita Prinzi (logopedista), Prof. Alfredo Marino (Medico)

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Nato il 01/04/1992 a Corato (BA). Laureato in "Ortottica ed Assistenza Oftalmologica" presso l’Università degli studi ‘G. d’Annunzio’ di Chieti – Pescara nella clinica oftalmologica diretta dal professor Leonardo Mastropasqua, discutendo la tesi con titolo "RISCHIO INFETTIVO DELLE LENTI A CONTATTO: IL RUOLO DELLA MANUTENZIONE E L’EFFICACIA DEI DISINFETTANTI", con relatore Dott. Stefano Palma. Ha conseguito con Lode il master universitario di I livello, presso l’università di Bologna Alma Mater Studiorum, in “Posturologia: percezione e movimento”. Perfezionato sul DryEyes Syndrome, sul Digital Eye Strain (DES) o “affaticamento dell’occhio digitale” e sui danni legati ad un uso scorretto del makeup occhi.