Premessa: il seguente caso clinico si basa su fatti realmente accaduti. L’episodio in questione potrebbe capitare a qualunque giovane medico agli inizi della carriera che viene chiamato a prestare la propria opera in soccorso dei pazienti con le più disparate patologie. Qui non si tratta di essere chirurghi, endocrinologi o cardiologi, ma semplicemente medici che devono saper riconoscere le patologie di cui i pazienti sono affetti, la loro gravità e il percorso terapeutico più idoneo.

Un uomo di 89 anni si sveglia in piena notte lamentando senso di sfarfallio nel petto e un concomitante movimento incontrollato degli arti inferiori. Segue elevata diuresi pari a 1,5 l (portatore di catetere a permanenza). Non presenta altri sintomi di rilievo.

Nell’anamnesi riferisce fibrillazione atriale parossistica in trattamento con Amiodarone da circa 20 anni, ma il paziente non è compliante alla terapia.

Ad una visita endocrinologica, eseguita a Maggio 2012, viene fatta diagnosi di “lieve ipertiroidismo in presenza di multipli noduli tiroidei“.

All’esame obiettivo, assenza di reperti caratteristici all’ascultazione cardiopolmonare se non la presenza di battiti in successione aritmica. Polso irregolare, FC 80 bpm. Paziente allettato.