[PRESENTAZIONE TESI] Rischio infettivo delle lenti a contatto: il ruolo della manutenzione e l’efficacia dei disinfettanti

Rischio infettivo delle lenti a contatto: il ruolo della manutenzione e l’efficacia dei disinfettanti

Secondo le stime attuali, i portatori di lenti a contatto nel mondo sono 100000000, il che fa diventare la lente a contatto la più diffusa protesi biomedica oftalmologica.Le ricerche epidemiologiche hanno evidenziato che vi sono 4 casi di infezione ogni 10000, nel caso di uso di lenti a contatto tradizionali e 20 in caso di uso di lenti in hydrogel ad uso giornaliero. Il primo studio epidemiologico è stato condotto nel 1989 ed è ancora valido, tanto da essere ripreso in altre pubblicazioni più recenti, che ne hanno confermato la validità. Questi dati evidenziano che l’incidenza di infezioni oculari da lenti a contatto rappresenta un problema di sanità pubblica, infatti alle situazioni patologiche di lieve o media entità quali congiuntiviti e infiltrati corneali si sommano noti eventi severi caratterizzati da un ben più importante coinvolgimento della cornea come cheratiti ulcerative e ascessi.

Le lenti a contatto, i contenitori, e l’ambiente oculare possono fornire un adeguato ambiente di sviluppo e sopravvivenza per i microrganismi. Esaminando il ruolo delle lenti a contatto nella genesi delle infezioni oculari si nota come esse possono sia essere fonte di infezione sia portare alterazioni fisiopatologiche della superficie oculare. Un aspetto di fondamentale importanza è quello degli effetti metabolici indotti dalla LaC a livello corneale. Molti studi hanno posto in risalto la associazione tra ipossia ed aumento del rischio infettivo, questo perché la maggior parte dei germi non sono in grado di superare un epitelio corneale integro.

Eziopatogenesi

 

eziopatognesi infezioni oculari

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I principali agenti eziologici di infezione oculare sono rappresentati per il 90% da batteri, 5% da funghi e 5% da parassiti. Gli agenti batterici causali sono sia gram positivi che gram negativi. Il germe più importante è lo Pseudomonas Aeruginosa che vanta percentuali di incidenza molto più alte rispetto ai non portatori di lenti a contatto, questo perché probabilmente ha la capacità di sviluppare biofilm. Da segnalare la bassa incidenza delle infezioni da funghi e acanthamoeba anche se molto significative per gravità.

Batteri e biofilm

Quando i batteri liberi nell’ambiente in “forma planctonica” entrano in contatto con una superficie, iniziano a riprodursi, elaborando nel contempo una sostanza polimerica extracellulare che costituirà il biofilm protettivo. Il processo di adesione batterica su qualsiasi superficie può essere diviso in 5 fasi: inizialmente si ha un’adesione temporanea e reversibile, in cui i batteri possono staccarsi dalla superficie; una seconda fase è rappresentata da una adesione irreversibile; nella terza fase si originano piccole colonie batteriche che continuano ad accrescersi seguendo un andamento esponenziale fino a raggiungere l’aspetto definitivo ed irreversibile di una “forma sessile” (quarta fase); singoli elementi possono poi fuoriuscire dalla matrice colonizzando nuove superfici o perpetuando l’infezione nella quinta ed ultima fase.

Sistemi di manutenzione

L’uso delle lenti a contatto deve essere obbligatoriamente associato ad un idoneo sistema di manutenzione che preveda la pulizia, la disinfezione, il risciacquo e la conservazione delle stesse. La disinfezione consente di distruggere i microrganismi potenzialmente patogeni o di inibirne la crescita; si riduce in tal modo la probabilità che qualche microrganismo venga introdotto nell’occhio insieme alle lenti e quindi provocare le note complicanze di tipo infettivo.

I due sistemi di manutenzione usati sono il sistema al perossido di idrogeno, che però necessita di neutralizzazione, e le soluzioni uniche multiuso a base di composti di ammonio quaternario o biguanidi.

Attualmente si è sviluppata una nuova molecola: OxyChlorite, la cui azione disinfettante si esplica attraverso una molecola che, in presenza di componenti microbiali, genera transitoriamente biossido di cloro, che agisce sui batteri distruggendo le componenti cellulari. Fuori dal portalenti la residua quantità di soluzione rimasta sulle lenti è instabile e negli occhi si scinde in soluzione fisiologica, rilasciando ossigeno.

Nel corso degli anni numerosi studi sono stati condotti dalla Sezione di microbiologia e di oftalmologia del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’università G. D’Annunzio di Chieti in collaborazione con la Sezione di microbiologia del Dipartimento di Salute Pubblica e malattie infettive dell’Università “La Sapienza” di Roma sull’efficacia dei diversi disinfettanti contattologici verso batteri in forma planctonica e sessile. Gli studi iniziali sono stati eseguiti valutando l’efficacia di diversi agenti disinfettanti verso ceppi di Streptococco aureo e Pseudomonas aeruginosa. Da questi studi si evince come sia i disinfettanti tradizionali che le soluzioni uniche sono efficaci verso i batteri in forma planctonica ma hanno una scarsa o nulla efficacia contro il biofilm preformato. Al contrario, le forme sessili e quelle planctoniche risultano suscettibili al perossido di idrogeno con un tempo massimo di eradicazione di 10 min sul biofilm preformato.

Studi più recenti sono stati condotti allo scopo di valutare la capacità di diverse sostanze di inibire la crescita e la formazione di biofilm di ceppi batterici standard ISO14729, in condizioni statiche e dinamiche. I risultati sul biofilm in condizioni statiche dimostrano che tutte le soluzioni hanno inibito completamente la formazione del biofilm in 4 ore e, in gran parte in 6 ore. Il biofilm dello P. aeruginosa dopo 8 ore non è stato, invece, influenzato dal trattamento con Polyquad e Aldox. E in una certa misura è influenzato dall’OxyChlorite.

I risultati sul biofilm in condizioni dinamiche hanno evidenziato che l’OxyChlorite è risultato efficace sul biofilm in formazione dello P. aeruginosa, considerato uno dei più difficili da estirpare. Anche in caso di biofilm preformato l’OxyChlorite, aggiunto dopo 9 ore, si rivela efficace nelle successive 15 ore. Lo stesso risultato è stato ottenuto esaminando i biofilm dello Safiloccus epidermidis.
 

La migliore difesa contro le infezioni microbiche rimane la prevenzione. A maggior ragione nei confronti dell’Acanthamoeba visti i dubbi risultati sull’efficacia dei disinfettanti.
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Conclusioni

  1. Le lenti a contatto sono una dei principali fattori di rischio favorenti lo sviluppo di cheratiti infettive. Una lesione superficiale dell’epitelio corneale è necessaria per lo sviluppo dell’infezione.
  2. Le LAC possono rappresentare una fonte di microrganismi se non correttamente manipolate e disinfettate. Il rischio aumenta con l’uso prolungato. È minore ma non del tutto assente con l’uso delle disposable giornaliere.
  3. Uno dei possibili meccanismi di inquinamento e del protrarsi dello stesso è rappresentato dalla crescita di un biofilm batterico sulla superficie della lente e dei contenitori.
  4. I disinfettanti contattologici oltre ad avere un effetto diretto verso i microorganismi devono quindi contrastare anche la crescita dei biofilm batterici ed essere eventualmente in grado di disgregarli una volta formati.
  5. La sostanza maggiormente attiva in presenza di biofilm preformati è sicuramente il perossido al 3%, con una possibile attività simile dell’OxyChlorite; ma anche le altre soluzioni uniche sembrano poter impedire la crescita di un biofilm (almeno per 4-6 ore) sebbene non siano in grado di agire una volta che il biofilm è maturo.
  6. La corretta igiene personale, la idonea manutenzione e la disinfezione delle lenti rappresentano i presupposti di un buon utilizzo delle lenti a contatto riducendo il rischio di gravi eventi infettivi

Bibliografia

Acanthamoeba keratitis associated with contact lenses; report of three cases in Italy. [PubMed] Phosphorylcholine impairs susceptibility to biofilm formation of hydrogel contact lenses. [PubMed] Lenti a contatto: caratteristiche e utilità. [MedMedicine] Bacterial Biofilm in contactology: personal experiences. [Dog2009] S. Palma, G. Catamo, P. Russo, F. Poggiali, E. Bonci Rischio infettivo con le lenti in silicone hydrogel Euvision 3 ( 24-29) 2004
Aggiornamento in contattologia – Terza e ultima parte [Notiziario SOI]

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Nato il 01/04/1992 a Corato (BA). Laureato in "Ortottica ed Assistenza Oftalmologica" presso l’Università degli studi ‘G. d’Annunzio’ di Chieti – Pescara nella clinica oftalmologica diretta dal professor Leonardo Mastropasqua, discutendo la tesi con titolo "RISCHIO INFETTIVO DELLE LENTI A CONTATTO: IL RUOLO DELLA MANUTENZIONE E L’EFFICACIA DEI DISINFETTANTI", con relatore Dott. Stefano Palma. Ha conseguito con Lode il master universitario di I livello, presso l’università di Bologna Alma Mater Studiorum, in “Posturologia: percezione e movimento”. Perfezionato sul DryEyes Syndrome, sul Digital Eye Strain (DES) o “affaticamento dell’occhio digitale” e sui danni legati ad un uso scorretto del makeup occhi.