occhio secco
Occhio secco

Definizione: Si definisce la sindrome dell’occhio secco (o cherato-congiuntivite secca) il deficit quali-quantitativo dell’apparato lacrimale.

Occhio secco

 

 

 

 

 

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Eziologia:

  • Eccessiva vaporazione del film lacrimale: blefariti, congiuntiviti, uso protratto di lenti a contatto, ridotta secrezione senile, ridotta secrezione dovuta a farmaci, a ipovitaminosi A, a uso protratto di colliri, Meibomian Gland Dysfunction
  • Anomalie della componente mucosa
  • Anomalie della componente lipidica
  • Anomalie dell’epitelio superficiale
  • Anomalie delle palpebre
  • terapia ormonale sostitutiva
  • intervento di chirurgia refrattiva: link per approfondimenti


Segni e sintomi
: sensazione di corpo estraneo, di fatica (palpebre pesanti) e di secchezza che sono associati a bruciore, occhio rosso, e a volte a prurito e diminuzione della vista. L’aumento della luce nell’ambiente può aumentare le difficoltà dei paziente.

È da ricordare che all’inizio i sintomi sono poco apparenti ed importanti ed il paziente spesso li trascura. Se la patologia peggiora, il sintomo più severo è il dolore, che è dovuto alla presenza di una infiammazione della cornea. Solitamente viene definita come “filamentosa” e ciò è dovuto al suo aspetto: le palpebre muovendosi su e giù sfregano contro la superficie dell’occhio che non è lubrificata. Questo sfregamento crea dei filamenti costituiti dalle cellule dell’epitelio corneale. Il dolore è dovuto al fatto che i filamenti sono legati a cellule non ancora sfaldate e pertanto innervate, per cui ad ogni ammiccamento si ha la stimolazione di queste cellule che vengono come tirate. La perdita della normale struttura della superficie oculare porta anche alla diminuzione della funzione visiva e alla sensazione di corpo estraneo nell’occhio, in quanto la palpebra sente la superficie sottostante ruvida (non lubrificata). Questa sensazione stimola un riflesso associato di lacrimazione creando un apparente controsenso nella diagnosi: il paziente nonostante abbia un occhio secco ha un aumento della lacrimazione.

Le condizioni che fanno peggiorare i sintomi sono: lettura prolungata, lavoro con VDT, televisione, guida, vento e fumo.

 

Complicanze: l’assenza di film lacrimale espone la cornea a cheratiti, ulcere, aumento rischio di infezioni

 

Diagnosi:

esame obiettivo oculare: Biomicroscopia valutando con attenzione: film lacrimale (altezza del menisco, detriti, schiuma), ciglia (trichiasi depositi..), margine palpebrale anteriore e posteriore (anomalie delle ghiandole di Meibomio e aspetto della loro secrezione..), puntini lacrimali (pervietà e posizione), fornice inferiore e congiuntiva tarsale, congiuntiva bulbare, cornea (secchezza intrapalpebrale localizzata, erosioni epiteliali, placche mucose, cheratinizzazione, infiltrati, ulcerazione…)

L’esame oftalmologico non può prescindere da una valutazione sistemica del paziente con particolare attenzione a cute, ghiandole salivari, mucosa gengivale, mani al fine di individuare patologie sistemiche alla base della secchezza oculare.

 

Esistono, oltre ai normali test di routine, parecchi metodi importanti nella diagnosi e nello studio di tale patologia  test:

  • Questionario OSDI (Ocular Surface Disease Index)
  • misurazione del menisco lacrimale tra il bulbo ed il margine della palpebra inferiore
  • il test di Schirmer (per la valutazione della produzione lacrimale)
  • la colorazione con fluoresceina, rosa bengala e verde di Lisammina (che mettono in evidenza le cellule sofferenti)
  • il tempo di rottura del film lacrimale (per valutare la qualità delle lacrime) o Break up Time (BUT): viene considerato patologico se inferiore a 10 secondi.
  • la sensibilità al contrasto
  • la citologia ad impressione per la valutazione delle cellule della congiuntiva
  • l’analisi dei film lacrimale per valutare l’osmolarità, la presenza di lisozima
  • il test di felcizzazione delle lacrime
  • il test della clearance della fluoresceina

 

Il test di Schirmer

Il test di Schirmer è un indicatore della somma delle secrezioni basali e riflessa utilizzato nella comune pratica clinica per dimostrare la mancanza di secrezione lacrimale tipica della sindrome da occhio secco. Consiste nell’apporre una cartina ripiegata delle dimensioni complessive di 35 x 5 mm, nel fornice inferiore al canto esterno. In condizioni fisiologiche il valore minimo normale è di 15 mm, valori inferiori a 5,5 mm sono indicativi di una sindrome da occhio secco. Il test di Schirmer esiste in diverse varianti:

a)      test di Schirmer I: misura la lacrimazione complessiva (basale e riflessa) in condizioni fisiologiche; Si esegue in ambiente poco illuminato, apponendo una cartina ripiegata, nel fornice inferiore al canto esterno per circa 5 minuti, avendo il paziente tenuto gli occhi aperti. Prima della prova, in caso il paziente presenti secchezza oculare si possono aggiungere alcune gocce di soluzione fisiologica per facilitare la lacrimazione e l’assorbimento della striscia di carta. La più importante variabile deriva dal fatto che l’assorbimento da parte della striscia di carta bibula e la lunghezza della porzione bagnata vengono influenzati dalla forza di capillarità e bagnabilità proprie delle fibre di cellulosa. Gli occhi devono essere chiusi delicatamente e non devono essere sfregati durante il prelievo per evitare l’irritazione della congiuntiva;

b)      test di Schirmer II: la tecnica è pressoché identica a quella precedente ma questa prova serve a determinare solo la lacrimazione riflessa dopo stimolazione della mucosa nasale. La striscia di carta bibula deve essere posta nel fornice qualche minuto dopo la instillazione di un collirio anestetico nel sacco congiuntivale. La misurazione si effettua dopo 2 minuti dalla stimolazione della mucosa nasale con un batuffolo di cotone. Valori inferiori a 15 mm indicano una ridotta secrezione riflessa;

c)      Test di Schirmer III: differisce dal precedente soltanto perché la stimolazione che suscita il riflesso non viene effettuata nella narice, ma impiegando invece la luce solare

Terapia:

  • Comportamentale: bere almeno due litri di acqua al giorno
  • bendarsi gli occhi durante il sonno nei casi in cui le palpebre non chiudono completamente e non strofinarsi gli occhi
  • uso di lacrime artificiali
  • La terapia chirurgica più semplice e più usata nel trattamento delle sindromi da occhio secco consiste nella chiusura, provvisoria o definitiva, dei puntini lacrimali inferiore e/o superiore, per mezzo di piccoli tappi di silicone. L’occlusione provvisoria con tappi di acido ialuronico, è consigliabile per verificare se l’ostruzione delle vie di deflusso può essere in qualche modo utile per ridurre la sintomatologia del paziente (i tamponi inseriti nei condotti di scarico lacrimali si di dissolvono in 4-7 giorni); se tale rimedio si dimostra efficace, permettendo una migliore lubrificazione dell’occhio, si ricorre alla chiusura definitiva mediante l’uso di “punctum plugs” o del raggio laser (argon laser).

 

Bibliografia:

‘Cornea III ed’ – Autori: Krachmer – Editore: Verduci

‘Semeiotica della cornea’ – Autori: Ferreri , Roszkowska, Mastropasqua

http://www.amedeolucente.it/occhio-secco.html

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Nato il 16/07/1987 a Terlizzi (BA). Maturità scientifica conseguita nel 2006 presso il Liceo Scientifico O. Tedone - Ruvo di Puglia (BA) con voti 100/100. Laureato con lode in Medicina e Chirurgia nel 2012, presso l'Università degli Studi 'G. d'Annunzio' di Chieti-Pescara, discutendo la tesi in oftalmologia con titolo 'STUDIO IN MICROSCOPIA CONFOCALE IN VIVO DELLE GHIANDOLE DI MEIBOMIO NEL GLAUCOMA' con relatore, Prof. Leonardo Mastropasqua. Corsista di Medicina Generale in Puglia da dicembre 2013 ad agosto 2015. Attualmente Specializzando in Oftalmologia presso l'Azienda Consorziale del Policlinico di Bari.