Insufficienza di convergenza

Insufficienza di Convergenza

Def.: Difficoltà a mantenere la convergenza su un oggetto che si avvicina. Ortoforia per lontano.

Clinica

I sintomi che l’accompagnano sono l’astenopia, la difficoltà nella lettura, la visione offuscata per vicino. Il punto prossimo di convergenza è il punto più vicino dove la fusione può essere ancora mantenuta; il suo valore normale va da 5 a 10 cm ma dipende dall’età.

Terapia

  • Ortottica (più efficace)
    • Near point consiste nel presentare un oggetto ad un oggetto a distanza a livello della quale la fusione avviene senza difficoltà, per poi avvicinarlo al paziente fino al raggiungimento del break point (punto di rottura)
    • Convergenza con prismi a base esterna con il paziente che fissa una mira posta vicino al naso. Si parte con valori bassi, da incrementarsi fino a raggiungere il punto in cui la visione è offuscata (blur point), e poi ancora fino al punto di rottura.

Questi esercizi vanno eseguiti 15-20 volte ad ogni visita e vanno ripetuti per 2-3 volte alla settimana. I risultati sono buoni e i risultati si ottengono solo dopo alcune settimane o mesi; gli esercizi ortottici devono comunque sempre precedere l’eventuale chirurgia.

  • Chirurgia: piccola resezione dei retti mediali

Insufficienza accomodativa

Determinata da un basso rapporto AC/A, la deviazione si presenta solo per vicino. In ipermetropie elevate (<5-6 diottrie) e nella miopia i pazienti non utilizzano l’accomodazione. Nel primo caso il pazienta non tendi di accomodare essendo lo forzo accomodativo che dovrebbe eseguire troppo forte; nel secondo caso il paziente non usa mai l’accomodazione se la miopia è superiore alle 3 diottrie. Nella presbiopia, dopo la prescrizione di una correzione per vicino, il paziente non usando l’accomodazione, tende a sviluppare un’insufficienza di convergenza. Un basso AC/A gioca un ruolo importante specialmente in situazione di stress o traumi. Esistono casi in cui l’insufficienza di convergenza è associata ad insufficienza accomodativa. In questi casi gli esercizi ortottici sembrerebbero inefficaci dato che lo sforzo accomodativo dovrebbe essere maggiore (ci si dovrebbe aspettare un elevato rapporto AC/A).

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Nato il 01/04/1992 a Corato (BA). Laureato in "Ortottica ed Assistenza Oftalmologica" presso l’Università degli studi ‘G. d’Annunzio’ di Chieti – Pescara nella clinica oftalmologica diretta dal professor Leonardo Mastropasqua, discutendo la tesi con titolo "RISCHIO INFETTIVO DELLE LENTI A CONTATTO: IL RUOLO DELLA MANUTENZIONE E L’EFFICACIA DEI DISINFETTANTI", con relatore Dott. Stefano Palma. Ha conseguito con Lode il master universitario di I livello, presso l’università di Bologna Alma Mater Studiorum, in “Posturologia: percezione e movimento”. Perfezionato sul DryEyes Syndrome, sul Digital Eye Strain (DES) o “affaticamento dell’occhio digitale” e sui danni legati ad un uso scorretto del makeup occhi.